Biologici al 100%

Possiamo finalmente annunciare di essere 100% biologici.

 

Questo significa che tutti i 340 ettari di terreno seminativo, oltre ai 30 ettari di vigneti della Tenuta di Torre a Cenaia hanno ottenuto il certificato di conformità da QCertificazioni, uno degli enti più qualificati nel panorama nazionale della certificazione di prodotto, conforme agli standard di qualità europei (trovate le informazioni dettagliate al sito http://www.qcsrl.it/it/certificazioni/biologica/). È così che tutti i nostri vini a partire dalla vendemmia 2017, avranno finalmente apposto il marchio biologico.

 

 Per noi è un grande orgoglio, frutto di un lungo e fertile percorso. Una rivoluzione guidata dalla filosofia della nostra azienda, per scrivere insieme un futuro sostenibile, più a misura d’uomo. Siamo ciò che mangiamo e beviamo e questo importante traguardo è il sigillo che consacra la straordinaria qualità dei frutti del nostro generoso territorio.

 

Le cose buone hanno bisogno di tempo, infatti se il certificato di conformità biologico è valido per la totalità dell’azienda (terreni, prodotti agricoli, vini) dal 2018, l’impegno che ci ha portati ad ottenerlo ha inizio già nel 2013. In quell’anno abbiamo iniziato la conversione dei nostri vigneti, utilizzando materie prime e prodotti autorizzati dal Regolamento Europeo per la produzione biologica. Il regolamento prevede un periodo di conversione di tre anni, periodo in cui l’azienda non può utilizzare il marchio biologico ma durante il quale inizia ad adottarne i parametri, sia sui terreni che in cantina.

Coltivare con un metodo biologico significa seguire un procedimento di coltivazione naturale che, grazie a una programmazione scrupolosa del vigneto, riesce a fare a meno della chimica, nel pieno rispetto del vitigno e del territorio. Si evitano così le forzature operate tradizionalmente con fertilizzanti chimici e antiparassitari sistemici, cioè quei prodotti fitosanitari di sintesi, i cui principi attivi vengono assorbiti dalle radici e dalle foglie, e messi così in circolo per essere distribuiti in tutte le componenti della pianta, compresi i frutti. I trattamenti chimici rappresentano una scorciatoia in grado di stimolare più velocemente la produzione quantitativa della pianta a discapito della qualità e altrettanto velocemente, impoveriscono il terreno rompendo il rapporto tra quest’ultimo, la pianta e il clima, ovvero compromettendo l’ecosistema naturale del vigneto.

 Un ecosistema sano ed equilibrato, garantito dalla conduzione biologica del terreno e della vigna, è il presupposto necessario allo sviluppo di una pianta forte, in grado di produrre uve sane, ricche e mediatrici dei sentori tipici del terroir, ovvero le uniche veramente caratteristiche, e caratterizzanti, di un territorio.

 ll vino biologico è il frutto di questo metodo di lavoro in vigna e in cantina, ovvero è un vino la cui produzione segue regole ben precise, stabilite dal Regolamento CE 834/2007. Come abbiamo detto, sono banditi tutti gli antiparassitari ed i concimi chimici di sintesi. Il procedimento di fertilizzazione e difesa delle piante da funghi e parassiti avviene dunque con concimi organici e attraverso il rinforzo preventivo delle difese immunitarie delle piante, ad esempio tramite concimazioni mirate ed equilibrate, e utilizzando antiparassitari di origine naturale quali il rame, lo zolfo e principi attivi ottenuti da altre piante, oppure impiegando la lotta biologica, come l’uso di coccinelle e altri insetti antagonisti dei più comuni parassiti.

 In cantina, si procede allo stesso modo, ovvero escludendo nel processo di vinificazione i prodotti chimici di sintesi, in particolare, si è stabilito un limite massimo nell’uso dei solfiti, ovvero dell’anidride solforosa totale, a 100 mg/L per i vini rosso secchi e a 150 mg/L per i vini bianchi secchi.

 Una precisazione è d’obbligo su questo aspetto. La soglia oggi riconosciuta come limite massimo dell’anidride solforosa totale per il vino biologico dall’Unione Europea, infatti, è il risultato di un lungo e complesso dibattito tra i vari paesi membri; fuori dall’Europa le soglie cambiano, per questo si raccomanda la massima attenzione e si rimanda ai regolamenti dei singoli paesi.

 Si tende a pensare che il vino biologico non sia “naturale” tanto quanto il biodinamico poiché contempla una piccola soglia di solfiti aggiunti, credendo erroneamente che queste altre tipologie di vino non ne contengano affatto. E’ un errore crederlo, perché il vino contiene naturalmente solfiti, che si sviluppano durante i naturali processi di fermentazione: è proprio grazie a queste sostanze che, fin dall’antichità, è stato possibile vinificare. I solfiti endogeni sono quindi presenti anche nei vini a cui non è stata aggiunta anidride solforosa, da sempre utilizzata in enologia per le sue importanti azioni antiossidanti, conservanti e antisettiche, indispensabili alla salute e alla qualità del vino.

 Dunque la differenza principale dei vini biologici rispetto ai vini tradizionali è che non contengono sostanze chimiche di sintesi e proprio per questo hanno un indiscutibile valore aggiunto: tutelano la salute dell’ambiente e rispettano quella del consumatore.